Nugae

scritto da Paulus
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Autore del testo Paulus

Testo: Nugae
di Paulus

Mi sono avvicinato, o meglio riavvicinato, alla scrittura dopo un lungo distacco. Avevo sedici anni, o forse qualche anno in più, quando riposi lo stilo nel calamaio, intorno ai primi anni Ottanta. Allora si scriveva con la Paper Mate Replay o con la macchina per scrivere. Rinunciai allora a un viaggio organizzato per una Olivetti Lettera 32. Provai due sentimenti, forse contrastanti: soggezione e rispetto per quel marchingegno che avevo visto usare nei sordidi uffici pubblici, dove c'era quel tanto di tanfo, come di carta mucida, e di stantio emanante dagli arredamenti per gli uffici. E così esordii come dilettante. Come scrittore dilettante. Quei fogli li custodisco ancora e forse un giorno li rileggerò se vincerò la mia naturale inerzia. Poi cambiai rotta verso i vent'anni, dopo due anni sabbatici, e di letteratura, letture, scritture non volli sapere più nulla. Ora ho passato i sessant'anni e ogni momento è buono. Circa dieci mesi fa, vagabondando per la rete, incontrai per caso spazi web per pubblicare. Come sempre accade nella vita, ogni evento è puramente accidentale, mai o quasi mai intenzionale. E così mi sono rimesso a scrivere quelle che Catullo avrebbe chiamato nugae. Con risultati, ovviamente, non soddisfacenti; a mia discolpa adduco almeno due ragioni: sono un dilettante senza voce, senza qualità, perché scrittori si nasce e io non sono nato tale; scrivo senza nessuna intenzione, senza nessun progetto, neppure vagamente abbozzato. E come scrivevo in calce, come annotazione, ogni volta che lasciavo a se stessa una pagina: «e questo è quanto». Per sovvenirmi che avrei dovuto riprendere tra le mani lo scritto. Cosa faccio quando compongo? Un'intuizione, una luce nella notte, due righe e non so più cosa dire, come procedere. Poi il testo si sopisce come il sentimento di chi scrive. Poi, a distanza di ore, lo riprendo in mano. Ed è il testo che mi indica la direzione, ed è il testo che mi cresce in mano, ed io non faccio nulla se non assecondarlo, compiacerlo. Mi sento nelle vesti di un amanuense che copia manoscritti antichi. Non sono io che scrive il testo, è il testo che scrive in me. Io copio solo quello che il testo mi detta dentro. Talora mi chiedo se non sia per caso la nottola di Minerva, che prende il volo quando imbruna; se non sia per caso quel viaggiatore che, con il suo bagaglio in mano, rimane in attesa del treno che è già partito. Fuor di metafora, invecchio anche se la vulgata più o meno scientifica mi colloca nella maturità declinante. Ma invecchio: Atropo spunterà presto il filo dell'esistenza. Quindi perché scrivo io, uomo senza qualità che non punta a niente? Non lo so, forse per sublimare l'heideggeriana Angst. Tutto sommato, dopo e nonostante queste sbavature dialettiche, non so ancora perché scrivo. E ora mi sbellico fino alle lacrime, rileggendo: il sublime si confonde con il banale, o per dir meglio, il testo oscilla tra il serio e il faceto.


Nugae testo di Paulus
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